Amore e morte/Love and Death by Arabella Bertola

Sometimes you die, sometimes you live.

parallel texts: words reflected

Amore e morte

by Arabella Bertola

Mi sono innamorata di te perché non parlavi mai.  E nel tuo non parlare, mi governavi.  E sotto il tuo dominio, ho costruito archi e pietre per nascondermi dalla tua onnipresenza.  Notte e giorno. Giorno e notte. E poi, sotto le forze incrociate della volontà e dell’azione, ho visto scorrere il tempo nomade dell’esperienza.  E non mi sono accorta che quella forza imperativa corrodeva la mia libertà,  così alla fine mi sono sgretolata nell’onda sismica della negazione.

Quanti secoli di esistenza primordiale, hanno pulsato alle mie tempie, prima che io potessi sollevare il mio sguardo verso la tua ipnosi. Era la tua magia e la mia malia. Tu ineluttabile forza, io corpo in caduta libera.

Ma tu, imperturbabile, continuavi a non parlare e io sempre più ansiosa me ne andavo al patibolo. Prima dell’esecuzione, abbiamo scambiato lentissime privazioni dentro lacrime segrete e sonetti perfetti.

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She/Lei by MatiColarossi

Una mia traduzione di un bellissimo racconto di Matilde Colarossi oggi su #ParallelTexts.

parallel texts: words reflected

SHE

by MatiColarossi

Another endless discussion. Dysfunctional, as they all were, and silent departing.

From the next room, the words took on a familiar hue. She listened, not listening. They were always the same words. They started with “she” and trailed off into a familiar refrain which would no longer touch her.

She heard them nod and whisper. Conspiring.

She, different, and lonely, and alone. The odd one out.

No real family for her, but also no more self-loathing.

Murmurings like the tide ebbing and flowing, peaks of sound like waves splashing against innocent rocks, filtered under the door like indecorous smells from septic tanks  on cold winter days.

She laid the clothes carefully in her suitcase; she rolled thread bare socks into corners; she tucked  fake silk scarves into pockets. Zipped and closed hermetically.

She, another she was being described in the adjoining room. She, another she, was being ravaged…

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Verdi anni/Green years by Sandro Pecchiari

…chiudi le ali
sdrucito amore
che hai portato
voli e pianti…

…close your wings
broken love
you brought
flight and tears…

Who cares about what is lost or gained in translation, these two versions of #SandroPecchiari’s poem are both beautiful!

parallel texts: words reflected

Pace

by Sandro Pecchiari

chiudi le ali

sdrucito amore

che hai portato

voli e pianti

porti avvistati

e tralasciati

sorrisi di balene

e oscurità

che hai donato

febbre sulle mani

lame nella gola

respiro di falchi

e la fine dei giorni

e degli anni

chiudile insieme

ai sogni etichettati

iniettati

con un dolore

che non pulsa più

chiudi gli occhi

che hai lasciato aperti

per farmi ritornare

con cautela

in questo mondo

che si sbuccia

ampio e molle

come l’aria

sopra un prato

Peace

by Sandro Pecchiari

close your wings

broken love

you brought

flight and tears

harbours sighted

and ignored

white whale smiles

and darkness

you granted

passion to the touch

blades in tongues

the sigh of peregrines

and an end to the days

and the years

close them with

branded dreams

brandishing

pain

that no longer throbs

close your eyes

left open

to bring…

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Tre inediti di Laura Liberale

Words Social Forum

laura

*

Laura Liberale è nata a Torino nel 1969 e vive a Padova. Studiosa di religioni e filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente, dopo la laurea ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Studi Indologici.

Dal 2006 tiene corsi e seminari di scrittura creativa. Autrice di saggi indologici e insegnante, ha ottenuto riconoscimenti in premi di poesia e narrativa. Suoi testi sono apparsi su riviste e antologie.

Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo Tanatoparty (Meridiano Zero) e la silloge poetica Sari – poesie per la figlia (d’If); nel 2011, la raccolta di poesie Ballabile terreo (d’If); nel 2012, il romanzo Madreferro (Perdisa). È inoltre tra gli autori di Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2012).

***

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Intervista a Norman Gobetti: la traduzione è “un’oasi di verdeggiante attenzione”

Una bella intervista su cosa significhi tradurre (e non solo) a uno dei professori che ho amato di più durante i miei studi.

Tradurre per l'editoria

Ciao Norman, prima di tutto ti va di parlarci un po’ di te? Come hai cominciato a tradurre?

Ho cominciato grazie ad Anna Nadotti, la traduttrice di Antonia Byatt, Amitav Ghosh, Anita Desai e tanti altri autori e autrici importanti, fra cui ultimamente anche Virginia Woolf. È stata lei a chiedermi di fare una prova e poi a segnalare il mio nome al Melangolo e all’Einaudi per quelle che sarebbero state le mie prime traduzioni: Rigenerazione di Pat Barker e Unghia di Laura Hird. Questo succedeva ormai quasi vent’anni fa. Negli anni successivi si è sviluppato un rapporto preferenziale con l’Einaudi, per cui ho tradotto autori anche importanti come Philip Roth, Martin Amis, Ralph Ellison e Russell Banks, e altri meno conosciuti ma a me cari come Aravind Adiga e Mohsin Hamid.

Col tempo, alla collaborazione con l’Einaudi se ne sono affiancate altre: con la casa editrice Giano, che adesso…

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Francesco Maino – Cartongesso

Michele Tessari è uno dei personaggi più soli e significativi che io abbia mai incrociato, ed è anche il personaggio perfetto. Cartongesso è un libro bellissimo, una storia che non fatico a immaginare sul palco di un teatro, maneggiata da un Marco Paolini o da qualcuno altrettanto bravo. Buona lettura, davvero.

Poetarum Silva

cartongesso

Francesco Maino – Cartongesso – Einaudi, 2014 – € 19,50 – ebook € 9,99

*

 

 

Il Veneto è tutto uguale, orizzontalmente, verticalmente, bonaccia, aviosuperficie dismessa, asfissia, campi tritati, mais, soia, noia, fine pena mai, una meravigliosa cella quattro per quattro (4 x 4) i cui internati, quattro (4) milioni di ex contadini gonfiati dall’insaccato, ulcerizzati dal cabernet, equivalgono a quattro (4) milioni di corpi ammassati, all’ergastolo, che non mi fanno più paura. È finito il Veneto.

Ho scelto di porre in testa alla recensione questo passaggio perché lo considero il codice d’accesso al romanzo di Francesco Maino. Entriamo, allora. Il Veneto, dunque, e in maniera più specifica una parte del Veneto, la zona tra Venezia e Treviso, il Piave, Mestre, Fossalta. Il Veneto che sa di muffa e di terra bruciata, delle villette a schiera e delle villone, del trucco marcato, del razzismo, del tutto ridotto a niente. Un niente…

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“In ambienti insalubri”. Cartongesso, Maino.

PORTBOU

mainocartongesso

“Questo è il paese delle cose che stanno morendo. No. Questo è il paese dei corpi. Un paese pieno di corpi. Corpi che si svegliano morti, escono morti di casa, tornano morti; corpi che parcheggiano, scendono, sputano, corpi che si salutano, sbadigliano, bestemmiano sempre, fatturano. Corpi camminanti che hanno rapporti automatici con altri corpi camminanti.”

Questo è il libro d’esordio di Francesco Maino, trevigiano classe 1972, vincitore del Premio Calvino 2013. Cartongesso, edito quest’anno da Einaudi, è un piccolo capolavoro d’invettiva, letteraria e non solo; è un cristallo purissimo di riflessioni fluide e malessere fisico incancrenito, incrostato, solidificato sulla pagina grazie a un lessico pungente e infaticabile, stratificato come dentro le quattro mura della squallida casa in cui vive il protagonista, l’avvocato prossimo al fallimento Michele Tessari, e dentro le quattro mura del tribunale in cui la sua miseranda carriera tende a stento a dipanarsi, giorno dopo giorno, orrore…

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Massimo Bisotti e la deriva della donna italiana media – 1 L’idolo delle Desperate Webwives

Abbasso i ‘pink bloc’!

Cercando Oblivia - Il blog di Pippo Russo

“Tu non hai idea di quanto pietosa sia la condizione della donna italiana media”. Ho raccolto questa battuta durante una conversazione privata su Facebook. Come al solito si parlava di libri. Di pessimi libri, per essere precisi. E l’attenzione era caduta sulla serie “La confraternita del pugnale nero”.

risveglio-jr-ward

 

Di cui mi è stato riferito che abbia un grande seguito di lettrici, molte delle quali radunate dentro agguerriti forum internet. Mi si è narrato di discussioni all’ultimo sangue, e di dannazioni reciprocamente scagliate come se in ballo ci fosse l’onore d’intere stirpi oltre a quello personale. Una confraternita che s’accapiglia sulla Confraternita, verrebbe da dire. Tutto molto desolante se osservato dall’esterno. E tanto più rilevante se penso che a passarmi tali informazioni e considerazioni sullo stato della donna italiana media è stata una donna.

Non sono in grado di confermare il giudizio della mia interlocutrice a…

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La famiglia di Callie, l’omofobia di Toia e Costa

Il lato fucsia della forza

La dottoressa Calliope Torres è bisessuale. Ed è sposata con la dottoressa Robbins, Arizona Robbins, che invece è lesbica. Insieme, hanno avuto una figlia con Mark Sloan, amico e ex amante di Callie la quale è stata pure sposata con George O’Malley. La bimba si chiama Sophia.

Stiamo parlando di una storia di fantasia, perché questi personaggi esistono solo in tv, nella serie intitolata Grey’s Anatomy, e sarebbe vista come diabolica da qualche ben pensante e ben più di un deputato della Repubblica Italiana.

Come Patrizia Toia e Silvia Costa, ad esempio, europarlamentari del PD che di recente, dalle colonne di Europa, hanno lanciato l’ennesimo attacco contro le famiglie formate da gay e da lesbiche.

Cosa dicono persone come queste due signore, è ben facile da comprendere: la società, per questa gente, si fonda sulla famiglia, quella formata da uomo e donna, in procinto di procreare. Meno chiaro…

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