Per sempre/Forever by Arabella Bertola

Tacco dodici, rossetto umido appena inumidito. Non può essere che lei. A disagio nel tanfo insopportabile. Senza saperlo, batte il tempo di una storia minima. Qui ai margini. Dove anche la scrittura si perde sotto lamiere bucate e infestate di buio. Acrilico nero sopra piscio giallo.

parallel texts: words reflected

Per sempre

di Arabella Bertola

Sotto il cavalcavia, un brulicare ininterrotto di treni. E corpi. Manca poco a mezzanotte. Non resiste più. Stop. Giù nel sottopasso. Di corsa. Prima che arrivi lei. Oltre il suo ansimare, la può vedere bene. Ora sono vicini. Qui, nel posto più anonimo della città, a due passi dai cessi luridi della stazione centrale nord, sul binario morto, dove una ruggine di scarti si è lentamente insinuata tra la banchina e il quartiere cinese, cresciuto a dismisura negli ultimi tempi. Una zona off-limits, livida, ubriaca, una metastasi in bilico. Non il solito degrado che quasi non vedi. Piuttosto, sovrapposizioni accelerate, palinsesti caotici di prospettive in fuga, gettate dentro una forza centripeta solo appena trattenuta da uno strato di brina sottile. Tutto avvolto in un sudario freddo di spazi violati e perduti dove si dileguano passi veloci.

Tacco dodici, rossetto umido appena inumidito. Non può essere…

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