Incontro tra Arte e Letteratura/When Art and Literature come together in a short story by Daniele Rossi

Il restauratore, la nana, i gatti e la baffona…

parallel texts: words reflected

La nana di Santa Croce

di Daniele Rossi

Il sole attraversa i finestroni, mentre il singhiozzio dei cardini risuona stridente nella Cappella Peruzzi, quando dal “ponte” scorgo la metà di un’ombra che lentamente entra  nella chiesa di Santa Croce a Firenze.

Il rantolo della nana è un suono senza tempo, “Buongiorno Gesù, buongiorno Maria, saluta Gesù da parte mia…”

Così ogni mattina Cesarina incontra nostro Signore, e gli subappalta un saluto per la Madre Celeste mentre comincia il suo giro. Si appoggia alle corde intorno alle tombe dei Grandi bofonchiando parole incomprensibili, talvolta accompagnate da qualche colpo di tosse.

Il suo vestito è di lana cruda, come pure il suo cappello infeltrito ed il vestito color ocra a fiorellini celesti, le sue pantofole avvolgono piedi gonfi e un po’deformi. Una luce flebile le indica il percorso, e sembra incredibile come i colori delle vetrate proiettino disegni fantastici, figure sfrangiate si…

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Translation: faithful or unfaithful?

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ANDREA MONDA INTERVISTA VALERIO MAGRELLI: CUORE DI POETA

D: Come rispondi all’affermazione che la traduzione equivalga sempre ad un tradimento?

R: Direi che c’è traduzione solo quando c’è tradimento. E c’è tradimento perchè c’è la necessità di fissare delle priorità. Un esempio: in una poesia Baudelaire usa il termine la douleur, che è di genere femminile. Ebbene, in quella particolare composizione, questo particolare diventa ancora più importante di tante altre istanze traduttorie solitamente più rilevanti (rime, metro, serie anaforica, enjambement). Per me il traduttore che traduce «il dolore» commette un grave fraintendimento, e lo dico malgrado la proposta avanzata da Antonio Prete nella sua finissima, esemplare versione apparsa da Feltrinelli. Il fatto che l’interlocutore sia di genere femminile, come la musa, costituisce, credo, il cuore di quell’opera, un cuore che volta per volta si sposta: una vera festa mobile del testo. È la particolarità della poesia, quella di non avere…

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Amore e morte/Love and Death by Arabella Bertola

Sometimes you die, sometimes you live.

parallel texts: words reflected

Amore e morte

by Arabella Bertola

Mi sono innamorata di te perché non parlavi mai.  E nel tuo non parlare, mi governavi.  E sotto il tuo dominio, ho costruito archi e pietre per nascondermi dalla tua onnipresenza.  Notte e giorno. Giorno e notte. E poi, sotto le forze incrociate della volontà e dell’azione, ho visto scorrere il tempo nomade dell’esperienza.  E non mi sono accorta che quella forza imperativa corrodeva la mia libertà,  così alla fine mi sono sgretolata nell’onda sismica della negazione.

Quanti secoli di esistenza primordiale, hanno pulsato alle mie tempie, prima che io potessi sollevare il mio sguardo verso la tua ipnosi. Era la tua magia e la mia malia. Tu ineluttabile forza, io corpo in caduta libera.

Ma tu, imperturbabile, continuavi a non parlare e io sempre più ansiosa me ne andavo al patibolo. Prima dell’esecuzione, abbiamo scambiato lentissime privazioni dentro lacrime segrete e sonetti perfetti.

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She/Lei by MatiColarossi

Una mia traduzione di un bellissimo racconto di Matilde Colarossi oggi su #ParallelTexts.

parallel texts: words reflected

SHE

by MatiColarossi

Another endless discussion. Dysfunctional, as they all were, and silent departing.

From the next room, the words took on a familiar hue. She listened, not listening. They were always the same words. They started with “she” and trailed off into a familiar refrain which would no longer touch her.

She heard them nod and whisper. Conspiring.

She, different, and lonely, and alone. The odd one out.

No real family for her, but also no more self-loathing.

Murmurings like the tide ebbing and flowing, peaks of sound like waves splashing against innocent rocks, filtered under the door like indecorous smells from septic tanks  on cold winter days.

She laid the clothes carefully in her suitcase; she rolled thread bare socks into corners; she tucked  fake silk scarves into pockets. Zipped and closed hermetically.

She, another she was being described in the adjoining room. She, another she, was being ravaged…

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Verdi anni/Green years by Sandro Pecchiari

…chiudi le ali
sdrucito amore
che hai portato
voli e pianti…

…close your wings
broken love
you brought
flight and tears…

Who cares about what is lost or gained in translation, these two versions of #SandroPecchiari’s poem are both beautiful!

parallel texts: words reflected

Pace

by Sandro Pecchiari

chiudi le ali

sdrucito amore

che hai portato

voli e pianti

porti avvistati

e tralasciati

sorrisi di balene

e oscurità

che hai donato

febbre sulle mani

lame nella gola

respiro di falchi

e la fine dei giorni

e degli anni

chiudile insieme

ai sogni etichettati

iniettati

con un dolore

che non pulsa più

chiudi gli occhi

che hai lasciato aperti

per farmi ritornare

con cautela

in questo mondo

che si sbuccia

ampio e molle

come l’aria

sopra un prato

Peace

by Sandro Pecchiari

close your wings

broken love

you brought

flight and tears

harbours sighted

and ignored

white whale smiles

and darkness

you granted

passion to the touch

blades in tongues

the sigh of peregrines

and an end to the days

and the years

close them with

branded dreams

brandishing

pain

that no longer throbs

close your eyes

left open

to bring…

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Tre inediti di Laura Liberale

Words Social Forum

laura

*

Laura Liberale è nata a Torino nel 1969 e vive a Padova. Studiosa di religioni e filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente, dopo la laurea ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Studi Indologici.

Dal 2006 tiene corsi e seminari di scrittura creativa. Autrice di saggi indologici e insegnante, ha ottenuto riconoscimenti in premi di poesia e narrativa. Suoi testi sono apparsi su riviste e antologie.

Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo Tanatoparty (Meridiano Zero) e la silloge poetica Sari – poesie per la figlia (d’If); nel 2011, la raccolta di poesie Ballabile terreo (d’If); nel 2012, il romanzo Madreferro (Perdisa). È inoltre tra gli autori di Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2012).

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Intervista a Norman Gobetti: la traduzione è “un’oasi di verdeggiante attenzione”

Una bella intervista su cosa significhi tradurre (e non solo) a uno dei professori che ho amato di più durante i miei studi.

Tradurre per l'editoria

Ciao Norman, prima di tutto ti va di parlarci un po’ di te? Come hai cominciato a tradurre?

Ho cominciato grazie ad Anna Nadotti, la traduttrice di Antonia Byatt, Amitav Ghosh, Anita Desai e tanti altri autori e autrici importanti, fra cui ultimamente anche Virginia Woolf. È stata lei a chiedermi di fare una prova e poi a segnalare il mio nome al Melangolo e all’Einaudi per quelle che sarebbero state le mie prime traduzioni: Rigenerazione di Pat Barker e Unghia di Laura Hird. Questo succedeva ormai quasi vent’anni fa. Negli anni successivi si è sviluppato un rapporto preferenziale con l’Einaudi, per cui ho tradotto autori anche importanti come Philip Roth, Martin Amis, Ralph Ellison e Russell Banks, e altri meno conosciuti ma a me cari come Aravind Adiga e Mohsin Hamid.

Col tempo, alla collaborazione con l’Einaudi se ne sono affiancate altre: con la casa editrice Giano, che adesso…

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